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Alcara:
un paese da visitare
Un anfiteatro roccioso: le rocche del Crasto
Le antiche origini...
...la gente Turiana cavò fuori dall'antro...
...la Devozione
...e le tradizioni
...un luogo da sognare
...dove volano i Grifoni e le Aquile
...La
Grotta del Lauro...una bellezza illimitata
...a
piedi sulle rocche
...a
piedi nei boschi
Artigianato & Cucina
Alcara: un paese da visitare
Cosa può spingervi a percorrere i 16 sinuosi chilometri di
strada che portano da Sant'Agata Militello ad Alcara li Fusi? Senza
dubbio il bel panorama della Valle del Rosmarino, mirabile lungo il
tragitto, diventa mozzafiato alla vista del maestoso costone roccioso
di Rocca Traùra, dalle suggestive pareti rosate, ai cui
piedi si adagia il Paese. Dal centro urbano si scorgono le
vette dei Monti Nebrodi, fra le quali: Monte Soro (1848 m), Serra del
Re (1754 m ), Pizzo Mangalavite (1659 m ), Poggio Cattiva (1451 m ),
Rocche del Crasto (1315 m) ecc.., che costituiscono le cime
più alte del Parco dei Nebrodi, ammantati dai lussureggianti
boschi di faggi e lecci. Alle spalle del Paese la superba catena
rocciosa del Re, dall'aspetto dolomitico, la cui vetta più
alta, "Pizzo S. Nicola" raggiunge i 1315 m. Queste rocce calcaree,
secondo il parere di alcuni studiosi, sono le più antche
della Sicilia e risalgono all'Era Mesozoica (circa 200 milioni di anni)
come confermano numerosi resti fossili; esse presentano diverse,
spettacolari linee di faglia, interessanti dal punto di vista
geologico. Ma il fascino tutto particolare di Alcara li Fusi lo
scoprirete avventurandovi tra le sue viuzze ancora intatte dei
quartieri antichi, dove la vita degli abitanti più anziani
si svolge ancora secondo ritmi, riti e usanze di un mondo contadino che
sembra non voler scomparire. Rinfrescatevi e dissetatevi ai sette
cannoli della monumentale fontana Abate e non stupitevi di vedere donne
che lavano i panni al lavatoio lì accanto. Non vogliamo
aggiungere altro. Sarà la vostra voglia di scoprire queste
atmosfere remote e la cordialità dei paesani che guideranno
i vostri passi.
Buona visita!
Un anfiteatro roccioso: le rocche del
Crasto
Il territorio del Comune di Alcara li Fusi è situato
nell'entroterra della costa tirrenica sui Monti Nebrodi e fa parte
dell'omonimo Parco Regionale. Per raggiungerlo si deve percorrere la
Statale 113 o la A/20 fino al bivio che da Sant'Agata Militello imbocca
la Provinciale 161 per Militello Rosmarino - Alcara li Fusi. Il
pittore, l'artista, il fotografo che visita Alcara, trova tutto quanto
può desiderare: panorami incantevoli, escursioni da fiaba;
cielo sereno, clima dolce, acque chiare e freschissime, dintorni
deliziosi, un soggiorno quieto ma non noioso. Il Paese si trova
racchiuso tra le imponenti rocce del Re ed i dorsi degli alti e vicini
monti; è riparato dai venti di levante e tramontana,
perciò il clima è temperato e mite. Sulle alte
vette si può ammirare il volo maestoso delle Aquile Reali,
dei Grifoni, delle Poiane, dei corvi imperiali, ecc.
Le antiche origini...
Le origini di Alcara risalgono al XII sec A.C. epoca in cui sembra sia
sorto il primo nucleo dell'attuale cittadina. Narrano, infatti, Plinio
e Dionigi d'Alicarnasso che, dopo la distruzione di Troia, fra i
seguaci di Enea vi fosse un certo Patrone, natio della città
di Turio e perciò detto Turiano, che sbarcato nel tratto di
spiaggia che va da Acquedolci a Sant'Agata Militello, con molti suoi
compagni, si diresse verso l'entroterra ove trovò un luogo
ricco di sorgenti e riparato dai venti. Vi costruì un
castello, da lui detto Turiano, ove prese dimora, costituendo il primo
nucleo del borgo Turiano poi divenuto Alcara. Sembra storicamente
accertato che nel borgo di Castel Turiano abbia avuto i natali il
pontefice Leone II. Sentenzian, gli storici, che il Papa fosse siculo,
ma incerta la Città che gli diede i natali; che fosse nato
in Alcara lo confermerebbero l'esistenza, appunto, di un fiume,
nonchè un ponte e una contrada chiamate "Papa Leone".
L'antico Castello Turiano fu sede vescovile e si narra che lo stesso
Pontefice Leone II, nell'anno 682, abbia elevato il suo Paese natio a
tale rango, donandogli tutto il suo patrimonio costituito
principalmente dalle terre nell'ex feudo San Giorgio nella contrada che
oggi, in sua memoria, è denominata Papa Leo. Il nome di
Alcara potrebbe derivare dal greco "Alchar" che significa fortezza, o
forse furono i nuovi conquistatori arabi a dargli il nome di "Akaret",
che significa Castello. Nell'anno 885 circa, i Saraceni, che occuparono
e distrussero la città di Castro, presero anche il Castello
Turiano senza distruggerlo giacchè, per la sua posizione e
solidità, fu utilizzato come fortezza. I Greci di Castro e
di Dèmina, andarono ad ingrossare l'abitato di Turiano che
così divenne una città abbastanza importante per
l'avvenuta fusione dei territori e delle popolazioni di tre
civiltà. Cessato il dominio Saraceno e affermatasi la
dinastia Normanna, l'intero abitato assunse il nome di "ALCARA", e
poiché era compreso della "Valle Demona", si
chiamò "Alcara Valdemone". La denominazione rimase fino
all'anno 1812 allorché una legge Borbonica soppresse le
vecchie circoscrizioni amministrative delle tre valli di Noto, Mazzara,
e di Demona istituendo ufficialmente l'attuale nome di "ALCARA LI FUSI"
poichè allora fioriva l'industria dei "fusi" per filare la
lana, la seta e il lino. Altre pagine di storia furono scritte il 17
maggio 1860, in occasione dei moti rivoluzionari che fermentavano la
Sicilia con scontri tra contadini e signori e preludevano lo sbarco di
Garibaldi e la sua marcia nei Paesi Siciliani.
...la gente Turiana cavò
fuori dall'antro...
La lettura del ricco patrimonio storico-artistico rivela segni e
testimonianze di un glorioso passato. Un interessante itinerario
è il seguente: Chiesa del Rosario (1163), con
un bel portico del XV sec., all'interno una statua marmorea di Maria
SS. Della Catena e una rara tela raffigurante la Visitazione di
G. Tomasi del 1667, proseguendo verso il centro, si arriva al Convento
delle Suore Benedettine, (1580), con annessa Chiesa di
Sant'Andrea, un tempo "Ospedale dei Pellegrini"; in esso si vede la "Rota",
posta in un muro vicino all'ingresso: essa, girando su se stessa,
lasciava passare degli ingombri dall'esterno e fù usata per
deporvi i bambini abbandonati, poi raccolti e allevati dalle Suore.
All'interno del Convento oggi c'è il "Museo di Arte
Sacra". Risalendo lungo una viuzza si arriva alla
Chiesa di S. Pantaleone Martire,
aperta al culto e situata nell'omonima Piazza, (1600); custodisce una
ricca collezione di libri antichi fra i quali un incunabolo
rarissimo del 1487 (Bibbia De Lyra) e pregevoli pitture, tra
cui ricordiamo la tela di S. Antonio Abate, quella dei Santi Cosma e
Damiano e di S. Pantaleone dipinte da G. Tomasi (1671), la Sacra
Famiglia dipinta da Pietro Castelnovo (1681). In una teca di vetro si
trova un'antica scultura, in legno, del Cristo. dietro l'Altare
Maggiore una stupenda tela del Damiani (1539) con cornice in legno
stile barocco, raffigurante la Madonna col Bambino, circondata da una
schiera di angeli e sovrastante uno stuolo di Santi; nella Via Don
Gusmano si ammira una bella finestra Bifora del XV sec. e
proseguendo lungo la Via SS. Annunziata, si arriva al quartiere
Motta, il nucleo di impronta medievale più antico
del paese, il cui intreccio di vie richiama i quartieri arabi; salendo
si giunge ai ruderi dei Castel Turio, torretta
(XII sec A.C.) arroccata su uno spuntone roccioso, con la piccola Chiesa
della SS. Trinità, unici resti dell'abitato,
fondato, dice la leggenda, da PATRON TURIO. Ai piedi dei ruderi si
trova la monumentale Fontana Abate, costruita dai
Turiani, adornata di stemmi, pinnacoli e volute in pietra, dalla quale
fuoriescono sette cannoli d'acqua freschissima che si versano in una
lunga vasca. Nella parete della Fontana si notano tre iscrizioni
latine. La centrale con due versi: "Quas antro gelidas hausit
Gens Turga lynphas - Arcara hoc placido splendida fonte bibit",
tradotta "La splendida Alcara beve da questa placida fonte le gelide
acque che la Gente Turiana cavò fuori dall'antro". Sopra
è fissato l'antico stemma della città: un'aquila
coronata ad ali spiegate scolpita in pietra. A destra si può
leggere: "Taurianae nunc
Alcariae civitas sumptu", cioè "fontana costruita a spese della
città Turiana ora Alcara". In
seguito al terremoto del 1490 la fontana subi notevoli danni, ma venne
riparata. Nel 1841, a causa di una frana, crollò
interamente, e
fu subito ricostruita con l'aggiunta di una terza scritta: "Post passas ruinas melior
resurgo", cioè: Dopo le subite distruzioni,
risorgo migliore". Accanto
alla Fontana si trova una vaschetta con altri due getti d'acqua e nelle
vicinanze sorge un grande lavatoio con ampia tettoia comprendente 24
vaschette con altrettanti getti d'acqua, ove le donne lavavano i panni.
Sul vicino torrente "Stidda" si suggeguono i mulini d'acqua, uno dei
quali è ancora integro (privato). Alla fine del paese, si
ginge
nella Piazza De Gasperi, dove sulle rovine del Tempio Pagano dedicato
alla Dea Fortuna, sorse la Chiesa
di S. Elia (in fase di restauro), ed accanto il Convento dei Cappuccini (1574).
Annessa alla Chiesa vi è la sala dei morti con varie nicchie
e
in cui venivano appesi i corpi dei frati deceduti. Il Convento fu quasi
completamente distrutto da un incendio, nel 1956, che
risparmiò
solo la Chiesa e la biblioteca. I preziosi libri si trovano oggi presso
la Chiesa di S. Pantaleone. Ritornando nella Piazza Politi, al centro
del paese, si può ammirare la Chiesa Madre di
epoca Bizantina, con absidi e campanile del XVI se,; essa custodisce
anche la statua e le reliquie di S. Nicolò Politi, Santo
protettore di Alcara. In essa, oltre ad un antico organo a canne
recentemente restaurato, si possono ammirare antiche tele (Castelnovo Damiani Tancredi ecc..).
Annesso alla Chiesa c'è un oratorio in cui ha sede la
confraternita della SS. Assunta. Sendendo per la via
Libertà, si
giunge alla Chiesa
San Michele, (1523).
All'interno si ammirano le statue dell'Immacolata e di S. Michele
Arcangelo oltre ad un pregevole coffitto in legno dipinto. La Chiesa un
tempo fu la cappella dell'antico Monastero dei Minori
conventuali. Degno di nota anche il vicino
quartiere del
Calvario dove, nella settimana Santa, si svolgono
parte delle funzioni pasquali.
Nei dintorni, in località Grazia, si può ammirare
l'omonima, piccola, chiesa, costruita in segno di ringraziamento dopo
l'epidemia pestilenziale del 1525 dalla quale Alcara rimase indenne. La
Chiesetta sorge ai piedi di un ripido costone roccioso. A circa 7 Km ad
ovest dal Paese sul versante sinistro della vallata del fiume Rosmarino
si trovano i resti del Monastero
Basiliano di S. Maria dei Rogato con
annessa chiesetta al cui interno si trova un raro affresco murario di
chiaro stile Bizantino, raffigurante la Vergine dormiente, purtroppo
non restaurato. Ogni anno il 15 Agosto per ricordare l'ultima visita
che S. Nicolò Politi fece al Rogato, il 15 Agosto 1167,
viene
celebrata una messa con grande afflusso di devoti.
Spostandoci di circa 4 Km. a est, si giunge all'Eremo di S.
Nicolò Politi, costruito verso la fine del secolo XII, al
cui
interno vi è racchiusa la piccola grotta che la tradizione
vuole
come dimora del Santo eremita. Ogni anno il 18 Agosto, per ricordare il
ritovamento del corpo senza vita del Santo avvenuta lo stesso giorno
del 1167, viene celebrata una messa con grande partecipazione popolare.
...la Devozione
S.
NICOLO' POLITI - Protettore di Alcara li Fusi - Periodo 1-3 Maggio e
15-18 Agosto
Particolarmente
significativi sono i festeggiamenti in onore del Santo Patrono S.
Nicolò Politi (nato il 6 Settembre 1117 ad Adrano) dovuti
alla
grande devozione della popolazione Alcarese. Narra una pia tradizione
che egli nacque dai coniugi Politi di Adrano i quali, il 6 dicembre del
1116, si recarono ad Alcara per assistere alle feste annuali in onore
di S. Nicolò Vescovo (S. Nicolò di Bari) al quale
la
moglie sterile chiese la grazie di poter avere un figlio. Dopo nove
mesi il palazzo Politi venne allietato dal sorriso di un bambino il cui
nome di battesimo fu, naturalmente, nicolò in onore della
grazia
ricevuta. LA giovinezza del Santo fù caratterizzata da molti
eventi, si distingueva principalmente per la sua purezza di sentimenti,
la carità peri i poveri ed i sofferenti, la
pietà, la
viva intelligenza e l'amore allo studio. All'età di 17 anni,
i
genitori di Nicolò pensarono che fosse arrivata l'ora di
cercare
una nobile e ricca fanciulla per combinare il matrimonio con il loro
figlio, ma Nicolò, la notte precedente il rito nuziale, per
divino avviso, lasciò la casa paterna e si
rifugiò in un
antro alle falde dell'Etna iniziando così la sua vita da
anacoreta. Rintracciato dal Padre, avvertito da un messo celeste e con
la guida dell'Aquila Reale, lasciò l'Etna e si diresse verso
Alcara, prendendo dimora presso una piccola grotta ai piedi della Rocca
Calanna. Dalla sua povera dimora Nicolò per trent'anni si
recò tutti i Sabato al Monastero del Rogato per la S. Messa,
la
confessione e la comunione. Nella sua grotta Nicolò viveva
in
preghiera, meditazione e penitenza, cibandosi di erbe e del pane che
ogni giorno l'aquila prodigiosa gli portava. Il 14 Agosto 1167
Nicolò. per celeste avviso, apprese che dopo tre giorni
sarebbe
morto e la mattina successiva, festa dell'Assunta, si recò
al
Rogato ove confidò con gioia all'Abate P. Cusmano, suo Padre
Spirituale, che il giorno 17 avrebbe reso l'anima a Dio. Il 17 Agosto
1167, giovedì, l'Anima Santa e pura si distacca dalla
spoglia
mortale e vola in cielo. Da allora a tutt'oggi il popolo di Alcara
festeggia il 17 Agosto,
il ricordo del suo glorioso transito al cielo, il 18 Agosto il
ritrovamento del suo corpo esamine da parte della popolazione e
il 3
Maggio in ricordo di uno dei molteplici miracoli
operati dal Santo.
...e le tradizioni
U
MUZZUNI Una delle Feste Popolari più antiche d'Italia. 24
Giugno
Per
risalire alle origini della festa della festa del "MUZZUNI",
che ogni anno si svolge ad Alcara li Fusi il 24 Giugno, in
prossimità del solstizio d'estate, è necessario
tornare
indietro nel tempo, al periodo in cui alcuni greci sfuggiti alla
distruzione di Troia, trovarono rifugio dove sorge attualmente il
paese. La cerimonia mostra la sua relazione con le celebrazioni
elleniche dei misteri propiziatori dedicati alle divinità
Adone,
Demetra e Afrodite, divinità della terra, della vegetazione,
della fertilità e dell'amore. I riti legati all'esperienza
della
morte e della rinascita della natura, della capacità degli
esseri vivernti di fecondare e procreare divennero feste agricole di
valore propiziatorio e purificatorio, arrivando fino ai nostri giorni
con tutto il loro fascino ed i loro significati profondi. Essa si
svolge subio dopo il crepuscolo, negli antichi quartieri dove le donne
decorano, con ori e spighe di seta e posta sopra un altarino sistemato
tra le "pizzare", tappeti colorati tessuti al telaio. Attorno
all'altare si festeggia con danze e canti d'amore fino alle prime ore
del mattino. E' importante non farsi contagiare dalla magia di chi vi
partecipa. Nella stessa giornata, ma nel pomeriggio, si festeggia S.
Giovanni Battista, anch'egli con la testa mozza, con una particolare
processione a cui partecipano le antiche confraternite; la tradizione
popolare vuole che in questo giorno si stringano i cosiddetti "cumparanzi",
promesse di amicizia fraterna tra due persone, attraverso il rito
dell'intreccio del dito mignolo e la recita di una breve filastrocca:
"Iriteddu fàcitini
amari, chi 'nni ficimu cumpari;
'zoccu avemu nni spartemu
e mai 'nni sciarriamu,
Cumpari semu e cumpari ristamu
quannu veni 'a morti 'nni
spartemu
Piccolo
dito facci amare, perchè ci siamo fatti compari
quello
che abbiamo ci dividiamo e giammai ci bisticciamo
compari
siamo e compari restiamo
Quando
viene la morte ci separiamo.
Durante
la festa si possono conoscere i prodotti artigianali tipici della zona
e gustare le specialità gastronomiche locali.
...un luogo da sognare
LAGO MAULLAZZO
Un incantevole lago artificiale sulle pendici di Monte Soro, meta nei
fine settimana di numerosi turisti
LAGO BIVIERE
Uno splendido lago naturale rifugio di molte specie animali, situato a
ridosso di Monte Soro, nel comune di Cesarò, confinante col
comune di Alcara, facilmente raggiungibile da diverse strade che si
snodano nel territorio.
...dove volano i Grifoni e le Aquile
L'AQUILA REALE
Alcara vanta anche una coppia di Aquile Reali
che
nidificano ogni anno in un maestoso liscione di faglia del massiccio
roccioso delle Rocche del Crasto.
I GRIFONI
Sul costone roccioso a ridosso del Paese, sono
ritornati a volteggiare liberamente i Grifoni, avvoltoi che si erano
estinti miseramente nell'anno 1967
LE POIANE
Sono comuni e volano numerose su tutto il
territorio.
...La Grotta del Lauro...una bellezza
illimitata
Una delle grandi meraviglie naturali del territorio di Alcara e dei
Nebrodi, è la Grotta del Lauro, situata a 1068 metri s.l.m.,
nelle imponenti Rocche del Crasto, un
anfiteatro roccioso di tipo dolomitico. Nella
Grotta sono presenti innumerevoli stalattiti, stalagmiti, colonne dalle
forme più svariate e anche un tipo di concrezione
mammellonare
formata da spessi strati di calcite, nel suo interno trasparente. Da un
ampio ingresso di forma ovale inizia una leggera discesa che porta ad
una prima grande caverna dalle forme irregolari, con una volta
altissima costellata da stalattiti, mentre sullo sfondo tra numerose
stalagmiti si erge un'imponente colonna che funge da pilastro. Una
leggera salita porta ad una seconda caverna ricca di colonne
stalagmitiche e molteplici stalattiti che rendono la volta della
caverna di uno splendore unico. Dalle caverne partono dei nunicoli che
scendono e si incrociano portando ad altre stanze di dimensioni minori
ma dalla bellezza illimitata. Il silenzio del luogo è
interrotto
dal rumore lento, ritmico, eguale, del gocciolio dell'acqua trasudante
dalla volta. La grotta del Lauro è interessante per la
presenza
di due esemplari di "Troglobie", invertebrati miriapodi di alto
interesse biologico che costituiscono un endemismo tipico ed unico di
questa monumentale Grotta. All'interno alcuni studiosi hanno rinvenuto
materiale archeologico preistorico di grandissimo interesse
scientifico. Per salvaguardare l'habitat della Grotta è
stato
emanato un regolamento per gli escursionisti che vogliono visitare il
sito. Per le escursioni è necessario presentare una
richiesta al
Comune di Alcara li Fusi almeno cinque giorni prima. In estate
è
attivo un servizio di guide che accompagnano i visitatori.
...a piedi sulle rocche
Consigliabile per chi ama il trecking e le alte vette: partire dalla
rocca Calanna, (1045 m) passare sulla dorsale della rocca del Crasto
(1325 m) e proseguire sulle altre vette che sovrastano il Paese fino
alla rocca Traura (1005 m) dalla quale si gode un panorama mozzafiato.
Durante l'escursione è facile assistere al volo di uccelli
maestosi come l'Aquila Reale, i Grifoni, le Poiane ecc..
...a piedi nei boschi
Pochi Paesi vantano le caratteristiche di alcara da dove in pochi
minuti si raggiunge il mare o si acende a svettanti rocche. Il suo
territorio fa parte del Parco dei Nebrodi, è ricco di boschi
e
di laghi bellissimi e per questo si presta a molteplici escursioni, che
impegnano buona parte della giornata. Per affrontare questo itinerario
è consigliabile partire di mattina, lasciando le auto a
circa 12
Km dal centro urbano, in C/da Scavioli (1000 m) e proseguire a piedi
per Monte Scafi (1187 m ) fino al lago Biviere (1278 m), si continua
per il Passo Taverna (1300 m) e si arriva al Lago artificiale Maullazzo
(1450 m). Dopo il pranzo si ritorna alle auto. L'intera escursione
copre una distanza di circa 30 Km, quasi tutti pianeggianti, ed un
tempo di circa 8 ore.
Artigianato & Cucina
Le donne Alcaresi sono delle abili ricamatrici e soprattutto tessitrici
delle cosiddette "PIZZARE"
tapperi multicolori realizzati con antichi telai con un filo di cotone
bianco e pezzi di stoffa di colori diversi, accuratamente tagliati a
striscioline. Gli anziani ancora oggi intrecciano giunchi e canne per
farne "fasceddi"
(recipienti)
per ricotte e formaggi. Ottime sono le provole, le ricotte salate ed i
formaggi in genere. Rinomato è soprattutto l'olio
extrabergine
di oliva e il miele di cui esistono pregiate qualità. Per
l'arte
culinaria, sono tipici "Maccarruna
cu sucù"
(Maccheroni fatti in casa, conditi con sugo di carne), carne di
castrato e di suino nero di allevamenti locali e tra i dolci, oltre ai
tipici biscotti con le mandorle o con fichi secchi (Carrobisi, cosi duci,
giammillotti ecc) si può gustare la farinata,
che si ottiene, con un laborioso procedimento, dallo sciroppo di fichi
d'india mescolato a nocciole, cioccolata, farina, aromi e spezie.
Fonte: Opuscolo "Alcara li Fusi - Guida Turistica" a cura
dell'Ufficio Turistico del Comune di Alcara finito di stampare Maggio
2002
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